martedì, 20 novembre 2007

9788889966198

GIA' DA OTTOBRE disponibile IN LIBRERIA,

VI SEGNALIAMO

IL CALLIGRAFO DI JOE SANTANGELO

 Santangelo ha scelto di scrivere thriller “impegnati”, come sono state definite dalla stampa le sue opere precedenti. I suoi serial killer perseguono sempre il bene con metodologie sbagliate. Il limite tra malvagità e bontà/normalità è sottile, impercettibile. Non credo nella divisione manichea tra bene e male. Caino non esisterebbe senza Abele. I cattivi fanno ciò che i buoni pensano o immaginano, con la grande differenza che tutto ciò che accade nella vita di un uomo è l’esatta proiezione della sua volontà e del suo grado di responsabilità”, sintetizza Santangelo.

 E’ così che il serial killer di Rockiller punta il dito contro la spettacolarizzazione della musica e le logiche dell’industria discografica, l’empietà delle mode e l’avidità del consumismo che hanno svilito il grande rock progressivo degli anni 70.

Il serial killer di Verba Manent attacca La TV dei pacchi e delle veline, la guerra promossa sugli schermi come «operazione di pace con scopo emergenziale», i poteri occulti che ci illudono di partecipare alla definizione di un qualcosa che IN REALTA' è già stato deciso.

E in ultimo il Calligrafo punisce l’ignavia, l’irresponsabilità, la mancanza di integrità di quanti pretendono di guidare le sorti dell’economia e della politica mondiale, pur essendo completamente incapaci di gestire la propria vita.

Difficile non voler bene a questi serial killer e appassionarsi alle loro storie. E’ quello che gli americani chiamano “guilty pleasure”, il piacere del senso di colpa. Ma c’è dell’altro.

I mali estremi dei nostri tempi hanno probabilmente bisogno di soluzioni estreme. E a chi lo accusa di predicare l’uso della violenza, l’autore risponde con l’ultimo thriller. Si può vincere senza combattere. Basta un salto nella psicologia. Occorre elevare il proprio sistema di valori, agire nel mondo con un sogno. Come i grandi Samurai del passato. Come i grandi uomini della tempra di Falcone e Borsellino.

Santangelo forse prima di Jeff Lindsay autore dei romanzi Darkly Dreaming Dexter, Dearly Devoted Dexter e Dexter in the Dark, che hanno ispirato la fortunatissima serie americana sbarcata anche in Italia (Dexter, la mano sinistra di Dio), ha inventato la figura del serial killer buono che uccide con onore.

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venerdì, 13 aprile 2007

Cari preti, non infilatevi nel letto dei fedeli!

 

E’ con questo appello provocatorio che don Gallo è intervenuto su Venerdì di Repubblica contro quel moralismo bigotto della Chiesa che allontana ogni giorno l’uomo post-moderno dalla parola del Cristo.

 

“I vertici della Chiesa non possono essere così arroganti, sconvolti da questa ossessione sessuofobica: Gesù non va a trattare, un cristiano non può giudicare, i politici cattolici non sono scolaretti da richiamare all’ordine. Per trecento anni, se dicevi che la terra girava attorno al sole, la Chiesa ti mandava al rogo. Chissà quanto ci metteranno adesso a capire che non è un problema del prete intromettersi nel letto del fedele anche se è omosessuale”.

 

Parole sante su cui il conterraneo Bagnasco dovrebbe riflettere.

E se volesse uno spunto in più di riflessione il team Chinaski è pronto a recapitargli oggi stesso una copia dell'ultimo libro del don "Io cammino con gli ultimi".

 

Vogliamo parlare dell'Esortazione post-sinodale ”Sacramentum caritatis” del 13 Marzo con cui il Pontefice ha dichiarato che la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna è valore non negoziabile?

 

Ma che saranno mai questi valori non negoziabili? Chi li ha stabiliti? In nome di cosa?

 

“Nella mia Santa Madre Chiesa il primato della coscienza è dottrina certa" – dichiara Don Gallo quasi rispondendo idealmente a Monsignor Bagnasco.

"Questa ortodossia imperante è preoccupata più di frenare che di promuovere, è poco sensibile alla comunione plurale. E’ come fossimo un team di ricerca per un prodotto di una grande azienda. Ebbene, a un certo momento un paio di ricercatori hanno un’idea nuova. Saranno promossi, direte voi. Macchè, vengono sbattuti fuori”.

 

Se ci pensate, l’esistenza di valori non negoziabili presuppone il primato della Chiesa.

Perché non ritorniamo al Sillabo, già che ci siamo?

 

Don Gallo al primato della Chiesa contrappone il primato della coscienza come fondamento della difesa della libertà della persona contro qualsiasi forma di dogmatismo o integralismo.

 

In questo non è solo! Il primato della coscienza – CHE DAL PARTITO DI DIO viene stigmatizzato come il vaso di Pandora dei mali che affliggono l’uomo post-moderno – era alla base del Concilio Vaticano. Basti rileggere la Costituzione pastorale su La Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes) e la Dichiarazione su La libertà religiosa (Dignitatis humanae) per comprendere che nella volontà di Giovanni XXIII il Concilio Vaticano II doveva differenziarsi come Concilio “non dogmatico”, ossia non teso a precisare e definire i “dogmi”, le verità da credere (scomunicando –anathema sit – quanti non le accettassero o le modificassero) e caratterizzarsi come Concilio “pastorale”, teso cioè a presentare le verità di sempre in modo adeguato alle donne e agli uomini di oggi.

 

Anche Mons. Bettazzi – uno degli ultimi padri conciliari più stimati da don Gallo, afferma che La coscienza è il nucleo più segreto dell’uomo. Dove egli si trova solo con Dio. È la grande protagonista dei documenti conciliari. E della vita dei cristiani.

 

Oggi la Chiesa crede di essere depositaria della VERITA’, come dato immutabile e fisso.

Ma la verità, cari gerarchi del partito di Dio, è RICERCA.

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venerdì, 16 marzo 2007

MA POSSIBILE CHE PER UNO SPINELLO SI DEBBA FINIRE IN PRIGIONE?

Il decreto di Livia Turco, che aveva proposto l’innalzamento del quantitativo di dose lecita di cannabis per il consumo personale, è stato oggi bocciato dal TAR.

“Lottare contro la tossicodipendenza partendo dal prodotto conduce ai fantasmi, proietta sotto una veste scientifica un’informazione terroristica e di colpevolizzazione” - scrive don Gallo - tanto più che “la ricerca condotta dall’Eurispes in collaborazione con San Patrignano, che sostiene la suddetta tesi del ponte e degli episodi psicotici fra cannabis ed eroina, è stata definita da Gian Luigi Gessa, professore di Neuropsicofarmacologia dell’Università di Cagliari, una ricerca scientificamente non valida. Demonizzazione e mitizzazione delle sostanze vanno a braccetto e aumentano la confusione tra i giovani”.

“La demonizzazione delle droghe, di ogni droga, è anzitutto, come ogni demonizzazione, un inganno; un inganno funzionale alla sua mitizzazione. Chi demonizza una sostanza inevitabilmente finisce per perseguitare chi la usa. Non c’è nulla di nuovo. Così è sempre successo nella storia dell’Occidente a partire dal Libro dei Libri e dalla ripartizione delle sostanze in pure e impure.La mitizzazione invece genera, nella percezione sociale dei potenziali consumatori, l’attesa del meraviglioso, il frutto proibito e perciò tanto più ambito e desiderato, e nel frattempo conferisce potenza alla sostanza, la carica di un magico quid. In tal modo sarà l’alone culturale del mito a decretare il successo della droga, più che i suoi principi attivi”

Sono le parole di don Gallo tratte dal suo ultimo libro, “IO CAMMINO CON GLI ULTIMI” scritto con Federico Traversa, dell’irriverente Chinaski Edizioni.

Parole che non sono solo PAROLE.

Antiproibizionismo, legalità e legalizzazione delle droghe sono i capisaldi della missione di don Gallo e del suo impegno quotidiano nella comunità di San Benedetto. Don Gallo è un sacerdote che ha scelto di sporcarsi le mani ogni giorno, di avvicinare la Chiesa agli uomini, di schierarsi esplicitamente “contro il PARTITO DI DIO” e ogni forma di integralismo cristiano.

E’ un sacerdote che ripugna il moralismo e propone una nuova Etica della Responsabilità.

Responsabilità nel caso specifico significa progettare soluzioni nuove contro i mali che affliggono l’uomo post-moderno. Ad esempio “i più ritengono, sotto l’effetto di campagne propagandistiche martellanti, che l’uso di droghe predisponga al crimine, ma questa è soltanto la visione parziale di una realtà ben diversa, ovvero nasconde il fatto che la delinquenza dei tossicomani è diretta conseguenza della proibizione delle sostanze di cui fanno uso.

I consumatori di droghe che finiscono nelle maglie della legge e poi in carcere (più del 30% dei detenuti), **ci finiscono per illegalità commesse al fine di procurarsi le sostanze dichiarate illegali e pertanto lasciate ai mercati clandestini**. Le droghe sono l’unica merce che non risente della crisi economica né dell’inflazione.

E questo mercato è possibile proprio e solo in virtù delle leggi proibizionistiche che lo sorreggono.

Parola di don Gallo. Un sacedote “angelicamente anarchico”.

mercoledì, 14 marzo 2007

Don Gallo torna a parlarci senza peli sulla lingua del suo credo angelicamente anarchico, grazie alla penna di Federico Traversa. Un'esperienza intensa per lo scrittore genovese "l’intervista più importante della mia vita. Sì, perché per me Andrea vale dieci volte tutti i parlamentari da sinistra a destra e ritorno. Lui è uno che ha messo le mani nella merda e le ha tirate fuori pulite. Loro hanno messo le mani nel sapone e le hanno tirate fuori sporche" scrive Traversa nella postfazione, in uno dei pochi passaggi del libro in cui non è Don Gallo a parlare in prima persona.

DI CHI E’ LA VERITA? Ci chiede Don Gallo in questo libro.

 

Di chi rispetta la volontà della persona e si inchina davanti al mistero del dono della vita e del rapporto tra il padre e il Figlio – risponde Don Gallo quando parla del caso Welby.

Di chi non propugna l’integralismo cristiano contro quello islamico – ribadisce don Gallo, riferendosi alla grande falsificazione mediatica costruita intorno alla Guerra contro l’Iraq, promossa da Bush come nuova crociata a difesa della cristianità.

Di chi non si rinchiude nel recinto dell’etica e del moralismo, dispensando assiomi e dogmi dalla torre d’avorio; di chi accetta di riconoscere e colmare il gap tra la gerarchia ecclesiastica e la società italiana come è nella realtà; di chi è in grado di riconoscere gli pseudo-valori che la Società del consumo ha codificato e instillato subdolamente nelle nostre coscienze. per perpetrarsi grazie e attraverso il sonno della coscienza collettiva.

La demonizzazione delle droghe è uno di questi inganni funzionali.

La demonizzazione genera l’attrazione per l’impuro, il gusto del proibito. La proibizione amplifica il desiderio. Il proibizionismo causa la delinquenza. Non è l’uso di droghe a predisporre al crimine. Una sostanza diventa pura o impura a seconda dell’uso che ne fa l’uomo.

 

Gli esempi si moltiplicano in questo libro passando per molti episodi di cronaca recente, aneddoti, storie di disperazione, incontri con individui straordinari - o che semplicemente pensano di esserlo - e battute di spirito che oltre a mostrarci la grande umanità di don Gallo, convergono tutti verso la stessa dimostrazione: la verità è ricerca, non è un dogma.

Il vademecum di questo cammino può essere di volta in volta il Vangelo, il Capitale di Marx, gli articoli della Costituzione Italiana, perché il Vangelo risveglia e illumina la coscienza, il Capitale educa a riconoscere le radici del male, gli articoli della Costituzione hanno attualizzato i principi del Vangelo nella storia.

 

Il vero cristiano conclude don Gallo è un contemplativo ispirato da un forte sentimento rivoluzionario. E’ un ossimoro solo apparente, che svanisce se ci si sofferma a pensare ogni grande rivoluzione dell’uomo nasce da un cambiamento di valori. La caduta del muro di Berlino o il crollo del Regime Comunista nell’ex URSS sono stati l’effetto di un cambiamento invisibile già precedentemente avvenuto nella psicologia e nell’essere. In ultima istanza la realtà politica e sociale dipende dall’UOMO. I grandi accordi economici e i piani di intervento che hanno mobilitato l’economia mondiale resterebbero punti insignificanti senza l’espansione della dimensione morale dell’uomo. Soltanto un sistema di valori ricco può assicurare una linea evolutiva solida e costante.

Senonché anche l’etica cambia nel tempo e nella geografia.  I valori sono una costruzione dell’uomo, funzionale all’obiettivo che si persegue. Ciò che distingue un valore da un altro è l’obiettivo e il metodo. Se l’obiettivo è il Bene Comune, l’evoluzione dell’uomo, quel valore sarà positivo.  Se viene perseguito con apertura e anti-dogmatismo allora potrà riverberare effetti favorevoli al progresso dell’uomo sulla strada che conduce a Dio, all’integrità dell’essere, alla convergenza di materia dello spirito e spirito della materia.

 

Si pensi alla posizione dogmatica della Chiesa riguardo la famiglia.

La famiglia è una risorsa, è un valore da difendere e non solo per motivazioni di fede. La famiglia fa bene all’Uomo e alla sua evoluzione perchè contrasta il permissivismo del desiderio e il narcisismo da grande fratello.  E’ lodevole che si promuova il valore della famiglia fondata sul matrimonio, ma perché questa promozione deve necessariamente avvenire negando altre forme di relazione dei diritti ? Chi lo dice? Il fatto che lo imponga la Chiesa come valore ne fa una verità oggettiva? Che cos’è la Chiesa se non un’assemblea di uomini?

 

Concetti forti, rivoluzionari, pensieri di uomo che nonostante tutto non rinuncia all’abito talare, “I valori evangelici me li trasmise mia madre; sono convinto della mia scelta e sento la Chiesa, quella vera, come la mia casa. Considero il mio dissenso un atto di fedeltà, un atto di difesa alla mia casa”.

Il celibato, l’ordinazione presbiteriale, il maschilismo e le gerarchie nascono dalla tipica esigenza umana di darsi delle regole per non smarrire la strada. Ma anche il fanatismo, il dogmatismo, l’assolutismo allontanano e dividono da DIO, perché ci impongono di abdicare alla facoltà di essere “SOGGETTI DI CREAZIONE”.

 

domenica, 25 febbraio 2007


ED ECCO LE FOTO DEGLI APPELLI CHE SONO APPARSI SULLE STATUE PARLANTI DI ROMA. Gli stessi appelli del killer di VERBA MANENT.

Il secondo dialogo della storia che ha visto impegnati tutti gli Arguti, per mano di Chinaski.

Le parole rimangono (VERBA MANENT), recitava Pasquino stravolgendo l'antico motto secondo il quale VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT! Un chiaro riferimento al potere delle parole che in quanto invenzione umana, è sconfinato, spesso predatorio! Al bufalificio (per usare un conio di Traverso) imperante, alle promesse dei politicanti, alle informazioni distorte, ai messaggi commerciali che ogni giorno producono un vuoto pneumatico che risucchia le nostre coscienze.

E poi Madama Lucrezia, che nel primo messaggio era stata sibillina "l'uomo dell'ombra è stato accerchiato, l'occulto potere sarà smascherato, l'interesse più alto saprà prevalere........."

Madama Lucrezia

E' un messaggio irresistibilmente attuale, eppure antico che fa eco a quello dell'Acquarolo "l'uomo è perfetto, ma la sua legge lo infesta, è senza colpa un altro lo appesta........". L'uomo è prigioniero delle sue stesse parole, delle leggi scritte che ignorano volutamente quelle non scritte.

Aquarolo

E ancora l'Abate Luigi "Non più truppe da comandare, nè animi da irretire, il disegno è fallito, deponga l'arme umiliato, raggiunga il diavolo che gli fa il verso quel re che oggi è un uomo perso" ....si riferisce forse a nonno Berlusconi e ai vecchi che si fingono giovani della nostra politica? O semplicemente ai capi che si armano e fanno partire gli altri, fomentandoli con slogan al perseguimento di obiettivi spesso qualunquistici che celano gli interessi dei pochi!!!

Abate Luigi

E infine Babuino, parole che meritano la trascrizione dell'intero messaggio:

"Nessun padre dovrebbe sopravvivere al proprio figlio, è una condizione innaturale, un dolore bestiale, che di qualsiasi speranza ti lascia spoglio

E piangi tutte le lacrime del mondo, accusando un Dio crudele

invece di deprecare te stesso, perchè la colpa del padre ricade sempre sulla sua prole

Io che mi sono sempre prostrato al compromesso, per paura di perdere, per paura di trasgredire, ho perso il mio bene più prezioso

E solo adesso

comprendo la mediocrità del mio sentire

E realizzo che la verità non sta nell'utile

Che la vita va vissuta con consapevolezza

Che gli oggetti non danno sicurezza

Forbice dell'indifferenza non recidere il ricordo dei nostri figli

Che le loro morti non rimangano inutili offese

Ma che siano concime per nuove imprese"

 Babuino

Il messaggio è struggente. Si fa riferimento ai giovani Italiani che sono morti vittime di una "missione di pace" che è stata ed è una contraddizione in termini; e in genere il riferimento alle vite spezzate dalle colpe e dall'indifferenza dei padri, di tutti noi che conduciamo una mediocre vita da gregari, in perenne attesa di emozioni forti.

A quanto pare però Roma non è solo questo; qualcuno sta lanciando un appello alle leggi non scritte, che sono quelle che in definitiva salvano l'uomo.

Tra i tanti slogan che ci arrivano dalla TV, gli inviti persuasivi a dimenticare i problemi, le leggi e le guerre non volute, con gli acquisti folli che ci possiamo permettere solo a forza di debiti, le seducenti luci di Natale che ci invitano al consumismo e a una felicità di facciata, c'è una voce che si leva contro "la sicurezza degli oggetti".

Le parole restano, si consolidano nell'immaginario collettivo, reinterpretano la realtà e raccontandola, la allontanano dal vero - ammonisce Pasquino!

La verità non sta nell'utile. Accettando questa degenerazione, ci macchiamo di colpe che ricadranno inevitabilmente sui nostri figli - chiude Babuino.

 

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giovedì, 22 febbraio 2007
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giovedì, 22 febbraio 2007

“Siete convinti che il mondo dei media sia «completamente falsificato, soggiogato da logiche d’interesse che non consentono alla verità di emergere?

 

Siete stanchi di sentir parlare di soldati armati di tutto punto inviati in scenari di guerra come. «operatori di pace»? Siete pronti a leggere un noir veramente forte, fatto d’intrighi istituzionali e militari, di corruzione ai più alti livelli della politica, dell’informazione, dell’industria?

 

Il romanzo che fa per voi è in libreria.

Si chiama Verba Manent ed è firmato dello scrittore barese Joe Santangelo.

 

Qualcuno ha definito Verba Manent (Chinaski Edizioni, Roma 2006, pp. 240, euro 11) un libro scandaloso.

Di certo nelle sue pagine troverete storie degne di questo aggettivo: generali dell’esercito che impongono le linee editoriali ai telegiornali, bombardamenti mediatici pianificati a tavolino, servizi segreti deviati, insabbiamenti. corruzioni nelle commesse per gli armamenti dell’esercito, istigazioni al suicidio per coprire segreti scottanti. Il tutto ambientato in Italia, nel presente. La cornice è la Roma dei misteri e dei ministeri ben descritta nei suoi scorci notturni popolati da ambigui individui. In radio cm tv passano le notizie dell’appoggio italiano all’intervento americano in Iraq (ma il libro parla di guerra «contro» l’Iraq).

La formula del romanzo è quella classica del noir: piani narrativi che si intersecano. i protagonisti sono una archeologa (Silvia) e un commissario (Marco) alle prese con un poetico, quanto spietato serial killer. A condire il tutto di ulteriore mistero alcuni messaggi in rima che appaiono su famose statue di Roma, recuperando una tradizione satirica risalente al Cinquecento.

Il ritmo della narrazione incalza. Le storie private incontrano la cronaca nera, mentre una complessa organizzazione politico-mediatico-militare rischia di collassare su se stessa, svelando tutto il marcio che si nasconde dietro le operazioni militari in Medio Oriente.

La suspence cresce pagina dopo pagina. man mano che i criptici messaggi si susseguono sulle statue. Il lettore dopo cento pagine non vede l’ora di sapere come va a finire.

 

Verba Manent è un romanzo riuscito.

 

Già qualcuno azzarda confronti tra Joe Santangelo e Gìanrico Carofiglio: il secondo già premiato dalla critica, dal pubblico e dai dati sulle vendite.

Santangelo presenterà il libro domani a Bari (l’appuntamento è al jazz café Bohémien. alle 17.30). Lui, che a Bari è nato, è emozionato per questo ritorno (vive da dieci anni a Roma e in giro per il mondo) e non lo nasconde. Trentottenne, si occupa di marketing per una multinazionale. E’ un  campione di kick boxing (e cosi il parallelo con Carofiglio si arricchisce di nuovi elementi).

Verba Manent è il suo terzo romanzo (il suo esordio s’intitola Rockiller) ed è un thriller accolto con interesse dalla critica al Courmayeur Noir Festival),

«Ho imparato dal lavoro e dallo sport - ha dichiarato Santangelo - che tutti i traguardi che si raggiungono si sudano e si scavano nella roccia millimetro dopo millimetro. Mi sento pronto a presentarmi al mio pubblico - al mio popolo - come ho detto al mio editore. Ciò che questo romanzo vuole affermare, attraverso la missione del serial killer, è che il valore dell’informazione è sacro». Di questo si parlerà domani alla presentazione al pubblico, con il sociologo Carmine Clemente e l’attore PierLuigi Morizio.

Esiste o no un «potere oscuro che controlla, manipola e piega al suo volere la coscienza della popolazione»?

Per il momento ci basta scoprire (con colpevole ritardo) che il panorama degli scrittori baresi dediti al noir si è arricchito di una nuova buona penna”

 

Lorenzo Marvulli – Corriere del Mezzogiorno 22/02/2007

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lunedì, 19 febbraio 2007

 

A Vicenza sta arrivando uno squadrone di marines pronti ad attaccare ferro e fuoco al Medio Oriente. (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/A%20Vicenza%20comanda%20Bush/1389667&ref=hpstr1)

La missione di pace continua  no!

Dopo aver spedito migliaia di giovani Italiani in Iraq a"scopo pacifista ed emergenziale", ora Vicenza diventerà una delle mete preferite dei terroristi bombaroli di Bin Laden.

Che malfidati DARIO FO e FRANCA RAME! Non avete capito che si tratta di una strategia di rilancio turistico della zona studiata a tavolino?! I cittadini sarebbero stati informati in progress.....

E comunque ignorate i benefici che ricadono sul territorio in termini di occupazione....ah aha

Posti di lavoro pagati a caro prezzo...perchè...se non lo sapete " il contributo annuale alla "difesa comune" versato dall'Italia agli Usa per le "spese di stazionamento" delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari" http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_20316.html

Esattamente come è successo in Puglia, che "in seguito a tre lustri di guerre e operazioni di polizia internazionale sul fronte mediterraneo orientale, è stata trasformata in un’enorme base logistica per le forze armate italiane e internazionali, spesso con la connivenza delle istituzioni locali e altrettanto di frequente all’insaputa dei cittadini" (vedi http://www.triburibelli.org/sito/modules/MyAnnonces/index.php?pa=viewannonces&lid=22063)

A proposito della retorica della Guerra, Joe Santangelo scrive nella premessa di VERBA MANENT:

"Nelle sue lezioni di Berkeley sul "parlar franco" e in genere in tutta la sua opera, dedicata ad approfondire le relazioni tra le parole e le cose, Michel Foucault si è soffermato con grande attenzione su di un'antica virtù che è stata codificata nell'antica Grecia e di cui si sono perse ormai le tracce. Il suo nome è "parresia", l'imperativo morale di dire tutto ciò che si pensa.
La Democrazia Ateniese si costituì come "Governo del Popolo", fondandosi essenzialmente su tre principi che includevano il diritto di parola (Isegoria), il diritto di tutti i cittadini di partecipare all'esercizio del potere (Isonomia) e il diritto-dovere di rendere testimonianza del vero (Parresia).
Al di là dalle critiche immediate che ai nostri giorni potrebbero essere mosse a un teorema politico così lineare e idealistico, va riconosciuto il grado di rilevanza assunto dalla "parresia" tra le norme fondanti di un sistema di convivenza democratico al quale, ancora oggi, molte carte costituzionali ispirano i propri principi.
La "verità", negli antichi testi greci di filosofia, è chiamata "episteme", un termine composto che risulta dalla combinazione di due parole: "istemi" (verbo: stare) ed "epi" (avverbio: sopra). "Episteme" – pertanto – è "ciò che sta su", è la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti dell'essere ed è pertanto un sapere vero e universale. La cieca fiducia della civiltà classica nell' "Episteme" nasce dalla credenza che il pensiero, sia esso discorsivo (Dianoia) o intuitivo (Noesis), possa rappresentare fedelmente il vero e addomesticare con la logica il suo divenire. Corrisponde pertanto ad una visione fissa e indiscussa delle cose e del mondo.
La "parresia" insinua il dubbio che l'essere in divenire possa difficilmente essere cristallizzato in un sistema logico e indiscutibile. Richiama l'idea che ogni uomo, in quanto scheggia dell'Essere, ha una propria verità e che dunque il perseguimento del bene collettivo impone che ciascun individuo renda testimonianza della propria percezione del vero. Il concetto di "parresia" implica pertanto il concetto che la verità sia multiforme e in divenire e testimonia la necessità di una partecipazione responsabile dell'individuo alla politica.

Socrate – la zanzara di Atene - è il testimone esemplare della "parresia" e di un rapporto con la vita e il potere che rifiuta il relativismo etico dei sofisti (la verità non esiste, quindi scegliamoci quella più utile) e passa attraverso il rischio della ricerca e della sperimentazione. Probabilmente fu il fatto di avere una moglie bisbetica – Santippe – a fargli preferire la speculazione filosofica e la ricerca della verità ad altre occupazioni mondane. Fatto sta che Socrate scelse di essere giustiziato piuttosto che esprimersi per compromessi e consegnare una mezza verità ai propri accusatori. Ingurgitò un infuso di cicuta e amen. E con la sua dotta ignoranza, il sapere di non sapere, ha tramandato ai posteri la lezione che la verità esiste, ma consiste soprattutto nella ricerca. Ad ogni costo.

Come possiamo attualizzare la lezione di Socrate?
La nostra Società è basata sul principio dell'anomia, ovvero sull'assenza delle regole. La società non esiste – diceva Margaret Thatcher, con parole forti e icastiche – a significare che, ai giorni nostri, non solo i beni fisici e i servizi ma anche i sentimenti e le relazioni umane sono regolate dalle stesse leggi che applichiamo al commercio e allo scambio.
Tutti hanno delle verità utilitaristiche da scambiare e il profitto è tanto più elevato quanto più vasto è il gap tra rischio reale e rischio percepito. La logica del mercato ha invaso la vita sociale fino ad arrogarsi il diritto di regolare rapporti e contesti che mercantili non sono.
L'uomo mente a se stesso. Costantemente.
Forse occorrerebbe stabilire le qualità intrinseche dell'uomo "capace" di dire la verità e codificare un'Etica della Verità o meglio un'Etica della Ricerca della Verità. Non è sofistica, ma qualcosa di molto concreto, un punto cruciale.
Socrate rappresenta l'uomo coraggioso che va incontro alla morte piuttosto che snaturare il concetto di verità. Ci è restituito il monito secondo cui la capacità di esprimere la verità è connessa con il coraggio, con il rischio di perdere la popolarità, di perdere una porzione di clientela e il potere stesso.
Il rischio di perdere – in definitiva – è connaturato allo sforzo di dire la verità.

Alla lezione di Socrate la nostra società oppone invece il paradigma di Ulisse, l'incarnazione dell'uomo astuto che riesce a riportare una discutibile vittoria grazie all'arte dell'inganno. «Il mio nome è Nessuno!». Gli Dei apprezzarono, Polifemo non riuscì a districarsi e l'insidia terminologica si trasformò in una trappola mortale.
Ulisse è il persuasore, il leader che vince addomesticando i sensi (gli occhi dei Troiani di fronte all'effigie rassicurante del cavallo, prim'ancora del Ciclope Polifemo) con una rappresentazione retorica della realtà.
La sua arte si allinea molto più della maieutica socratica e della "parresia", alle esigenze di una società del mercato dove lo scambio per il profitto, la mercificazione della natura e l'accumulazione sono il presupposto della coesione sociale. In questo contesto l'uso delle parole diventa risolutivo, specie se associato a una gestualità quanto più possibile amplificatoria del verbum.
Noi post-moderni siamo fatti così: alla "parresia" preferiamo la "pronessia" (pronhesis: mentire-sapendo-di mentire), il compromesso. Alla partecipazione responsabile preferiamo la dimensione ludica, alla ricerca della verità la sperimentazione creativa declinata in tutte le sue possibili manifestazioni e spesso fine a se stessa.
E così mentre giochiamo al piccolo chimico con la Natura e con il nostro stesso DNA, abbiamo delegato a una sovrastruttura il potere di rappresentare la nostra coscienza; ci siamo persuasi che le necessità pratiche della gestione di una Democrazia debbano passare, in nome del Bene Comune, attraverso il sacrificio dell'individuo. In questo caso specifico, l'Istituzione si è dotata di procedure più o meno sindacabili (intercettazioni, sorveglianza, controsorveglianza); di sistemi di comunicazione di massa orientate a imporre una "verità precodificata e rassicurante" con la logica del consenso e i clamori della folla; di luoghi oscuri preordinati alla protezione del cittadino.
Il cittadino questo sconosciuto.
Un concetto neutro e passivo, un ente astratto e collettivo da governare con sottili e sapienti strategie che perseguono l'appiattimento dei cervelli e del sentire; da dirigere in catartiche azioni di massa contro un nemico generico e indistinto. Perchè non si soffermi troppo a pensare sulle contraddizioni del proprio tempo.

Il cittadino è diventato schiavo del Bene Comune e del sistema che lo tutela. Alla fine tutti parlano la stessa lingua. TUTTI. Vincitori e vinti, cives e non cives di questo grande centro commerciale che è l'Urbe per eccellenza dei nostri giorni, dove la civitas si esprime come capacità d'acquisto.
L'uomo è schiavo di una costruzione logica di cui ha dimenticato il centro.
Una condizione vessatoria in cui ci ritroviamo più o meno consapevolmente.
TUTTI.
Me compreso.

M'interrogo spesso sul fatto che il dovere morale di dire la verità e il diritto-dovere di esprimere la propria cittadinanza partecipando responsabilmente al processo di codificazione della verità stessa, sia scomparso dalla lista dei principi fondanti della nostra società.
La "parresia" è stata sepolta da più di duemila anni di storia.
Non va bene
"

Joe Santangelo
Roma, 20-Settembre-2006


 

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giovedì, 15 febbraio 2007

Fino a 10 anni fa “BARI NON VENDEVA".


Nè bella né dannata come Napoli e Palermo, al massimo sporca e cattiva, la città godeva di pessima stampa. Che cosa si conosceva nel resto d'Italia? Il mostro di Punta Perotti, la "saracinesca sul lungomare", il rogo del Petruzzelli, lo sbarco dei ventimila albanesi del Vlora, gli scippi e gli spari a Bari vecchia. In più, la Sacra Corona , peraltro più brindisina che barese, feroce ma con minor fascino letterario di mafia e camorra. Queste le parole di Curzio Maltese nella sua inchiesta politica su Bari pubblicata su Repubblica il 5 Febbraio 2007.

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/inchiesta-citta/potere-bari/potere-bari.html

 

Eppure BARI CAMBIA".

Punta Perotti, il muro di Berlino di Bari, è caduta. Bari vecchia è diventata la Trastevere di Bari. I lavori di Teatro Petruzzelli hanno subito una spinta decisiva. I gommoni di disperati albanesi hanno ceduto il posto agli eleganti yacth degli imprenditori pugliesi che sono andati ad investire in Albania. Un ricchione comunista è salito al potere (come hanno chiamato elegantemente definito i fascisti Nichi Vendola) e combatte una guerra senza frontiere contro la corte di feudatari baresi. Carofiglio, un magistrato antimafia, scrive legal thriller alla barese e vende milioni di copie. Un giovane barese andato via 10 anni fa in cerca di terreno fertile per i propri sogni, ritorna per condividere con una città che non ha mai smesso di seguire da lontano, il proprio impegno a costruire un futuro migliore. 

 

VERBA MANENT approda a Bari il 23 Febbraio al Bohemien, seconda tappa di un tour di reading sessions che è cominciata Roma e toccherà Napoli e Genova.

Joe Santangelo - che nella vita di tutti i giorni è Marketing manager di una multinazionale - ritorna a Bari con un noir impegnato, puntando il dito contro le logiche subdole della comunicazione di massa,  i comandi brevi e iterati da caserma della TV di massa, gli stereotipi mentali e acronimi potenziati da espedienti retorici e gesti mitici che ci illudono di partecipare alla definizione di un qualcosa che IN REALTA’ è già stato deciso e preconfezionato.

 

Sia CAROFIGLIO che SANTANGELO hanno in comune oltre che la concittadinanza, la passione per  le arti marziali.

Kickboxer baresi che scrivono.

 

Eppure non è un ossimoro, né un profilo studiato a tavolino.

La vis polemica barese coniugata ad una solida etica della responsabilità, all'amore per la sfida e la disciplina, possono tradursi in IMPEGNO CIVILE.

 

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lunedì, 12 febbraio 2007

VENERDI’ 23 FEBBRAIO 2007 h.17.00

 

CHINASKI EDIZIONI  presenta al BOHEMIEN JAZZ Café

(Via Roberto da Bari 12 - Bari)

 

"VERBA  MANENT"

 

il nuovo e irriverente thriller di JOE SANTANGELO.

 

Joe Santangelo è nato a Bari (1969) vive a Roma, si occupa di Marketing in una  multinazionale e scrive storie noir non perché sia di moda, ma perchè  l'atmosfera  morale e ambientale, l'apertura alla contaminazione di questo non-genere gli  consente di  esprimere al meglio le contraddizioni del proprio tempo. Dopo Rockiller (Giugno 2005),  thriller di esordio che è stato accolto con grande interesse dalla critica durante la  scorsa edizione del Courmayeur Noir  Festival, il suo secondo thriller, VERBA MANENT, ha  già fatto parlare di sé a Roma sul Messaggero e sul Tempo per l'insolita "operazione  virale" che Chinaski Edizioni ha realizzato per promuoverlo .

Così come il serial killer di VERBA MANENT prima di compiere i suoi efferati crimini  informa e sensibilizza l'opinione pubblica postando il proprio je accuse contro il  bufalificio (per usare un conio di Traverso) imperante e il linguaggio generalista dei  media sulle Statue Parlanti di Roma, così Chinaski ha lanciato il proprio appello  all'Italia CHE NON LEGGE e agli ITALIANI CHE SI FANNO IPNOTIZZARE DALLA TV DELLE VELINE E  DEI PACCHI, servendosi delle stesse statue a cui da sempre i Romani hanno affidato le proprie invettive anonime contro il potere.

NELL'ERA DEI BLOG LE PIETRE DI ROMA SONO RITORNATE A PARLARE A SOSTEGNO DEI BUONI LIBRI, LANCIANDO STRALI INFUOCATI ALLA TV E AI MEDIA CHE, RICORRENDO AL LINGUAGGIO ELEMENTARIZZATO E PERSUASIVO DELLA PUBBLICITA’ ANCHE LADDOVE SI PRESUME DI FARE INFORMAZIONE GIORNALISTICA E POLITICA, CANCELLANO IL VERO E CREANO UNA REALTA' PARALLELA

Per conoscere i dettagli dell’operazione Statue Parlanti Vi invitiamo a consultare i seguenti link:


http://www.06blog.it/post/720/congresso-degli-arguti-le-statue-tornano-ad-essere-parlanti#show_comments
http://www.06blog.it/post/796/le-statue-parlanti-episodio-ii

Federico Traversa, Editore Chinaski ha commentato:


"Il plot di VERBA MANENT è quello di una tragedia greca. Il protagonista dovrà riconsegnare al VERO l'informazione e ricordare al mondo che il  valore dell’informazione stessa è SACRO. E’ una sfida ai poteri occulti che vogliono  separare l’uomo e il cittadino dalla vita reale e dalla verità stessa. Una sfida che ridona voce alle statue parlanti di Roma e le rende protagoniste di un vigoroso j’accuse contro una generazione di uomini e donne che pensano,  irresponsabilmente, di poter tramandare questo presente, così com’è, ai propri figli.

Le statue sono dunque il simbolo della coscienza critica imbavagliata da una retorica del  megafono che cerca continuamente di imbonire le menti con parole vuote e convogliare le  emozioni negative contro un nemico comune e astratto.
Nella loro immobilità che è sinonimo di universale le statue fanno appello alle regole non scritte, superiori e immortali della legge morale e si ergono a difesa di un’Antigone che non si arrende alla pena di morte prescritta dal diritto positivo del suo  tempo, ma sceglie di provare ad annientare il vero male.
Abbiamo pensato di far parlare davvero le statue di Roma, con un'operazione che ha  abbattuto i confini tra la realtà e la finzione letteraria di VERBA MANENT, per una  varietà di valide ragioni.
Innanzitutto perché la storia di VERBA MANENT sembra rubata dalle pagine del quotidiano  di domani, una storia incredibilmente attuale ispirata alle mille guerre che arrivano  nelle nostre case attraverso il filtro rassicurante del tubo catodico ... perchè il suo  messaggio ha un grande impatto sociale, perché l'oggetto della promozione in questo caso
è del tutto sui generis..è un libro...abbiamo pertanto pensato ad una tecnica di comunicazione non invasiva per veicolare un messaggio che si inserisse naturalmente nelle dinamiche di interazione della gente e si diffondesse in maniera del tutto spontanea ATTRAVERSO la gente, valorizzando peraltro il patrimonio storico- culturale della nostra capitale.

Un patrimonio spesso dimenticato o semplicemente ignorato, che con un thriller ritorna a far parlare di sé e della propria funzione. I monumenti infatti servono ad ammonire, a richiamarci ai valori del passato per non perdere la strada che conduce all’UOMO"


Per saperne di più del thriller Vi invito a consultare i seguenti link:
www.falconemaltese.it/verba-manent

http://www.sherlockmagazine.it/notizie/2449/
http://www.golemindispensabile.it/messaggi2.asp?id=93&idfor=5&mpp=&fpp=10&pg=1

 

VI ASPETTIAMO AL BOHEMIEN JAZZ CAFE’ VENERDì 23 FEBBRAIO H.17.00

 

 

 

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